(da L’ evento silenzioso, Planodion, Atene, 2001)
Banchetto di partito
Con un semplice gesto impone il silenzio
ai convenuti e attira la loro attenzione
su una canzonetta che trasmettono gli altoparlanti:
Udite, cari amici, questa ninnananna.
A mezz’ aria le posate, sospesa
la conversazione troncata in gola, volo
radente da un angolo all’altro del salone
e quanti non hanno notato nulla volgono
lo sguardo su di lui: la sua estasi e’ anche la loro.
Beati i seguaci che affascina
la lontana musica del futuro,
anche senza sentire questo rumoroso
suono di trombe, il galoppo, la ninnananna.
*
Una nuvola di fumo
Prima che la visita si concluda
il meticoloso cronista evidenzi
la nuvola di fumo che ha avvolto la stanza,
la sua ampiezza e le sue sfumature:
come era quando stava sopra il paralume,
come e’ comparsa davanti allo specchio,
come si e’ allargata con leggerissimi spostamenti
diventando una massa compatta soppiantando
la precedente discussione, che ormai altro
non fanno tutti che occuparsi trionfalmente di lei,
un tema che conclude in modo simpatico la riunione
attenuando divergenze e controversie,
quando gia’ tutti stanno in piedi
e si scambiano strette di mano.
E il padrone di casa ha fretta di aprire la finestra.
(da L’ apprendimento del respiro, Planodion, Atene, 1992)*
“Dolce”
Il fumo azzurro del tubo di scappamento
sta ancora a mezz’ aria anche quando l’ auto-
mobile ha voltato l’ angolo
modifica la topografia della strada,
la quotidiana prospettiva di quelli che abitano
qui per sempre, indifferenti avventori
della vita corrente come sono io,
che sono molto esperti di conquiste
e di perdite e come da un momento all’ altro
da un’ ora all’ altra gli occhi cambiano di colore
come i tuoi diventati azzurri
automaticamente non appena mi hai accomiatato.
*
Quale risposta?
Col passar del tempo e con le variazioni
del sentimento mi capita di dubitare
della tua esistenza, chiedendomi
ohime’ se mai vi e’ stato contatto, sensazione,
se vi son stati dei sentimenti. Quando inciampi,
quando stai tremando e le cose cadono
dalle tue mani, e arrossiscono le tue orecchie
e stranamente rimbombano, sono io che ti chiamo
e ti penso aspettando un cenno,
un segno, la tua sentenza per la
mia definitiva liberazione, la mia quotidiana
condanna. E allora sappilo, piu’ la differisci
e piu’ io ti penso e ti chiamo,
cosi come diminuiscono gli amici e si chiariscono
i due-tre fondamentali quesiti al punto
che non so a chi rivolgere
l’ unica e sola domanda che mi tormenta.
*
Fotios debitore
“In un giorno cosi” dice “perfino io
avrei scritto poesie: ricco di chiaroscuri
e nell’ ideale temperatura di tredici gradi,
mentre si svolge in tutta la magnificenza
del film in bianco e nero: colore che si addice
perfettamente alle umane passioni. E dunque una poesia,
sobria e definitiva come una radiografia,
per le promesse e i giuramenti
che abbiamo calpestato, per quanti sono partiti da noi,
per quanti non abbiamo permesso che ci avvicinassero.
Per la comprensione, la compassione, i doni
che nessuno ha offerto e nessuno ha ricevuto.
Una poesia per tutti noi indistintamente
che camminiamo orfani e superbi,
ognuno avvolto nel suo trasparente mito,
un giorno come questo, e ci perdona ogni cosa
il mese di novembre!”
(da Isola Chios, Planodion, Atene, 2002)
*
22.
Quanto piu’ la poesia diminuisce, tanto piu’
si moltiplicano i suoi poeti.
Quanto piu’ diventa difficile l’ amore
tanto piu’ facilmente vengono fuori
gli amorosi,
gli amanti di professione
e innamorati.
*
43.
Non esitare: settembre
inoltrato, orario invernale,
la sera arriva presto,
in fretta si fa buio.
Non esitare: d’ accordo,
l’ estate ti donava molto,
i chiari sentimenti, le passioni
evidenti. Patetico e paranoico
nella stagione autunnale
il mio amore forse ti si addice.
(da Il Partecipe alle distanze, Planodion, Atene, 2002)
*
Buio di Chaidari
Ricco fogliame, pochissime luci,
giardini ben tenuti e cortili segreti:
le buganvillee, le rose…
…ai due che appoggiano
la motoretta sul muro e si scambiano
baci nel buio ogni cosa appare
vietata, e piu’ di tutto l’ amore.
*
Estremo saluto
La morte abolisce le feste
e il sonno la malattia.
Quando un istante si riposa,
dimentico del dolore e della sorte
nel suo letto l’ ammalato,
abolisce in sua innocentia
il furore del corpo,
abbandona sull’ altra sponda
i triboli, le erbe medicinali,
le umane preoccupazioni
nella loro frenesia.
Ha il coraggio di lasciare
scorrere dentro di se’ il siero,
gli antidoti a espugnare
parenchimi, abbassa la testa
e rivolge un sorriso di complicita’
ai tessuti e alle cellule.
(da L’ apprendimento del respiro…in tre movimenti, Melani, Atene. 2006)
*
I bozzetti del tuo sonno
Cosi abbandonate le tue membra
in una polvere purpurea: qui
il ginocchio, li il gomito.
Socchiusa la tua boccuccia
al corso del tempo: non puoi
dissetarti, stai lottando
per guarire, coi pugni chiusi
e involontarie convulsioni – tutto
registrato nelle tue lenzuola
con inchiostro simpatico.
Sono tre settimane che dormi
sul tuo feto morto
senza saperlo.
*
Forse un’ altra volta
Al prossimo incontro
il tono della mia voce saro’
assolutamente sottomesso a cio’ che sto dicendo.
Avro’ dominato il mio turbamento,
il volubile volto dell’ imbarazzo.
Anodini gli oggetti di discussione
verranno reciprocamente sacrificati,
di sicuro imitero’ con successo le voci
degli altri. I modi di dire
e le strane espressioni del discorso,
i ticchi, la commozione, i trucchi
dell’ ambiente circostante
saranno in me un placido flusso.
Finalmente incorporato nel dialogo,
senza esser dovunque l’ intruso,
l’ eterno fuori luogo e tempo.
*
Testamento scritto in cucina
Dunque voglio redigere il mio testamento
l’ ultima definizione prima dell’ estremo
orizzonte, regalo ogni cosa a quanti indovinano
la tristezza e la perdita, in quanti pezzi
si frantuma un bicchiere che viene scaraventato,
interno di una cucina in un palazzo,
a quanti custodiscono la neve
degli anni passati ancora nel loro frigo,
conservatori dell’ utopia,
cosi come dobbiamo nascondere i nostri debiti,
anche noi conservatori stipendiati,
come il bue che nasconde il midollo
nel foro delle ossa, finche’ arriva finalmente
una bocca piena di denti a disossarci!











Testamento in “Verita”
Ogni uno di noi
Ê un conservatore di utopia
Poiche la vita stessa
Ê una UTOPIA
Είμαστε όλοι καλεσμένοι
[πρωτίστως
οι κολασμένοι
του ΠΟΙΕΙΝ και της ΠΟΙΗΣΕΩΣ]
στις γιορτές της Ουτοπίας και
της Αθανασίας
Σώτερ, σώσον ημάς/υμάς!!!