Il 12 gennaio del 1986 muore Bob Kaufman, uno dei più straordinari interpreti della stagione poetica statunitense che a partire dalla fine degli anni ʼ50 rivoluzionerà la poesia non sono di quel paese.

bob-kaufman.jpg

Il poeta David Henderson (qualcuno ricorderà la sua partecipazione a Napolipoesia nel 2001 e il suo ritmico e percussivo “Evergreen, evergreen”) ha scritto nellʼintroduzione al volume di Bob Kaufman, Cranial Guitar: “La vita di Bob Kaufman come poeta è unica nella letteratura americana. Non tenne diari né agende, non pubblicò saggi letterari, non scrisse recensioni, e non tenne alcuna corrispondenza… Eppure molte scuole della poesia americana hanno cantatole sue lodi. Riconosciuto precocemente come una delle più importanti figure nella Beat Generation di scrittori e poeti, Kaufman è anche conosciuto come uno dei veri poeti surrealisti dellʼAmerica, il primo poeta jazz, e uno dei più importanti poeti del movimento della consapevolezza nera. Tanto incarnò una tradizione francese del poeta come outsider, pazzo, ed emarginato, che in Francia, Kaufman fu chiamato il Rimbaud Nero.”

Non pubblicato in Italia (tranne poche pagine in qualche antologia) per ragioni incomprensibili, ci auguriamo di riuscire a farlo conoscere al pubblico di appassionati.

Casa della poesia propone un omaggio a Kaufman, in occasione dei ventʼanni dalla sua scomparsa, pubblicando alcune sue poesie e alcune a lui dedicate. Potrete anche trovare una poesia letta da lui e quindi ascoltare la sua voce e poi una sua poesia letta da Jack Hirschman.
Inizia così lʼutilizzazione pubblica dellʼarchivio sonoro di Casa della poesia.

www.casadellapoesia.org/blog/

Omaggio a Bob Kaufman – Presentazione

OMAGGIO
A
BOB
KAUFMAN

Il 12 gennaio del 1986 muore Bob Kaufman, uno dei più straordinari interpreti della stagione poetica statunitense che a partire dalla fine degli anni ʼ50 rivoluzionerà la poesia non sono di quel paese.

Il poeta David Henderson (qualcuno ricorderà la sua partecipazione a Napolipoesia nel 2001 e il suo ritmico e percussivo “Evergreen, evergreen”) ha scritto nellʼintroduzione al volume di Kaufman, Cranial Guitar: “La vita di Bob Kaufman come poeta è unica nella letteratura americana. Non tenne diari né agende, non pubblicò saggi letterari, non scrisse recensioni, e non tenne alcuna corrispondenza… Eppure molte scuole della poesia americana hanno cantato le sue lodi. Riconosciuto precocemente come una delle più importanti figure nella Beat Generation, Kaufman è anche conosciuto come uno dei veri poeti surrealisti dellʼAmerica, il primo poeta jazz, e uno dei più importanti poeti del movimento della consapevolezza nera. Tanto incarnò una tradizione francese del poeta come outsider, pazzo, ed emarginato, che in Francia, Kaufman fu chiamato il Rimbaud Nero.”

Non pubblicato in Italia (tranne poche pagine in qualche antologia) per ragioni incomprensibili, ci auguriamo di riuscire a farlo conoscere al pubblico di appassionati.

Casa della poesia propone un omaggio a Kaufman, in occasione dei ventʼanni dalla sua scomparsa, pubblicando alcune sue poesie e alcune a lui dedicate. Potrete anche trovare una poesia letta da lui, e quindi ascoltare la sua voce, e una sua poesia letta da Jack Hirschman.
Inizia così lʼutilizzazione pubblica dellʼarchivio sonoro di Casa della poesia.

BIOGRAFIA

Bob Kaufman (Robert Garnell Kaufman) è nato il 18 aprile, a new Orleans, Louisiana, primo di tredici figli. Sua madre era una nera cattolica della Martinica, suo padre un tedesco ebreo ortodosso. Da bambino Kaufman prese parte a servizi religiosi sia cattolici che ebraici; venne anche a contatto con le credenze voodoo della sua nonna materna. Allʼetà di tredici anni, scappò di casa e si arruolò nella Marina Mercantile, sopravvisse a quattro naufragi e circumnavigò il globo per ben nove volte nei seguenti venti anni.
Quando Kaufman lasciò la Marina Mercantile nei primi anni ʼ40, andò a New York City per studiare letteratura alla New School, dove incontrò William S. Burroughs e Allen Ginsberg. Insieme andarono a San Francisco dove si unirono a Gregory Corso, Jack Kerouac e Lawrence Ferlinghetti al centro della scena Beat. Traendo ispirazione dalle improvvisazioni del bebop jazz che si suonava nei bar di North Beach preferiti dai Beat, Kaufman cominciò a recitare le sue composizioni spontanee in caffé e bar e sulle strade, guadagnandosi lʼappellativo di “the original bebop man”. Pochissimi materiali scritti sono rimasti di quelle prime composizioni; la maggior parte delle sue pubblicazioni furono trascrizioni delle sue performance orali.
Nel 1959, Kaufman, Ginsberg, John Kelley, e William Margolis fondarono la rivista Beatitude che avrebbe aiutato a lanciare la carriera di molti aspiranti poeti. Lʼanno seguente Kaufman accettò un invito a leggere la sua poesia ad Harvard. Nel 1961 fu nominato per il prestigioso Guinness Award in Gran Bretagna (che quellʼanno fu assegnato a T. S. Eliot). Malgrado i suoi successi nella sfera pubblica, la sua vita privata si stava deteriorando: gli anni seguenti furono segnati da difficoltà finanziarie, dipendenza dalla metadrina, e prigione. Lʼassassinio di J. F. Kennedy spinse Kaufman a fare un voto di silenzio buddista. Si ritirò dalla società e non parlò fino al 1975, il giorno in cui ebbe fine la guerra del Vietnam, in cui entrò in un bar e recitò “All Those Ships that Never Sailed”. Seguì un periodo di intensa attività e produttività, ma si ritirò di nuovo in solitudine nel 1978, dopo aver detto allʼeditore Raymond Foye, “voglio essere anonimo… la mia ambizione è essere completamente dimenticato.”
Kaufman ha contribuito grandemente a diffondere gli stili e filosofia Beat in Europa e specialmente in Francia, dove era conosciuto come “il Rimbaud americano”. I suoi libri di poesia: The Ancient Rain: Poems, 1956-1978, Watch My Tracks (1971), Golden Sardine (1966), raccolto dalla sua amica Mary Beach, durante il suo primo periodo di silenzio e Solitudes Crowded With Loneliness (1965), Does the Secret Mind Whisper?, Second April, and the Abomunist Manifesto. Kaufman muore per un enfisema il 12 gennaio del 1986.

Omaggio a Bob Kaufman – Poesie

BOB KAUFMAN

Benediction
(ascolta)

Pale brown Moses went down to Egypt land
To let somebodyʼs people go.
Keep him out of Florida, no UN there:
The poor governor is all alone,
With six hundred thousand illiterated.

America, I forgive you… I fogive you
Nailing black Jesus to an imported cross
Every six weeks in Dawson, Georgia.
America, I forgive you… I forgive you
Eating black cildren, I know your hunger.
America, I forgive you… I forgive you
Burning Japanese babies defensivelt –
I realize how necessary it was.
Your ancestor had beautiful thoughts in his brain.
His descendants are experts in real estate.
Your general have mushrooming visions.
Every day your people get more and more
Cars, televisions, sickness, death dreams.
You must have been great
Alive.

Benedizione

Un Mosè marrone chiaro andò nella terra dʼEgitto
Per far passare il popolo di qualcuno.
Tenetelo fuori dalla Florida, niente UN lì:
Il povero governatore è tutto solo,
Con seicentomila analfabeti.

America, ti perdono…Ti perdono
Di aver inchiodato un Gesù nero a una croce importata
Ogni sei settimane a Dawson, Georgia.
America, ti perdono…. Ti perdono
Di aver mangiato bambini neri, conosco la tua fame.
America ti perdono… Ti perdono
Di aver bruciato bambini giapponesi per difenderti –
Capisco quanto fosse necessario.
Il tuo antenato aveva magnifici pensieri nella testa.
I suoi discendenti sono esperti nel settore immobiliare.
I tuoi generali hanno visioni che crescono come funghi.
Ogni giorno la tua gente ha sempre più
Macchine, televisori, malattie, sogni di morte.
Devi essere stata grande
Da viva.

traduzione di Raffaella Marzano

posted by Casa della poesia at 21:54 | 0 comments

Omaggio a Bob Kaufman – Poesie 2

BOB KAUFMAN

“MICHAELANGELO” THE ELDER

I live alone, like pith in a tree,
My teeth rattle, like musical instruments.
In one ear a spider spins its web of eyes,
In the other a cricket chirps all night,
This is the end,
Which art, that proves my glory has brought me.
I would die for Poetry.

“MICHAELANGELO” IL VECCHIO

Vivo da solo, come midollo in un albero,
I miei denti tintinnano, come strumenti musicali.
In un orecchio un ragno tesse la sua ragnatela di occhi,
Nellʼaltro un grillo canta tutta la notte,
Questa è la fine,
A cui lʼarte, che prova la mia gloria mi ha condotto.
Morirei per la Poesia.

traduzione di Raffaella Marzano

posted by Casa della poesia at 21:53 | 0 comments

Omaggio a Bob Kaufman – Poesie 3

BOB KAUFMAN

WOULD YOU WEAR MY EYES?
(ascolta)

My body is a torn mattress,
Disheveled throbbing place
For the comings anf goings
Of loveless transients.
The whole of me
Is an unfurnished room
Filled with dank breath
Escaping in gasps to nowhere.
Befoe completely objective mirrors
I have shot myself with my eyes,
But death refused my advances.
I have walked on my walls each night
Through strange landscapes in my head.
I have brished my teeth with orange peel,
Iced with cold blood from the dripping faucets.
My face is covered with maps of dead nations
My hair is littered with drying ragweed.
Bitter raisins drip haphazardly from my nostrils
While schools of glowing minnows swim from my mouth.
The nipples of my breasts are sun-browned cockleburrs;
Long-forgotten Indian tribes fight battles on my chest
Unaware of the sunken ship rotting in my stomach.
My legs are charred remains of burned cypress trees;
My feet are covered with moss from bayous, flowing across my floor.
I canʼt go out anymore.
I shall sit on my ceiling.
Would you wear my eyes?

PORTERESTI I MIEI OCCHI?

Il mio corpo è un materasso lacerato,
Luogo pulsante e in disordine
Per gli arrivi e le partenze
Di senza amore di passaggio.
Tutto il mio essere
È una stanza non ammobiliata
Piena di respiro malsano
Che fugge in rantoli verso il nulla.
Davanti a specchi totalmente oggettivi
Mi sono sparato con gli occhi,
ma la morte ha rifiutato le mie avances.
Ho camminato sui miei muri ogni notte
lungo strani paesaggi nella mente.
Mi sono lavato i denti con bucce dʼarancia,
gelate dal sangue gelato che esce dai rubinetti gocciolanti.
La mia faccia è coperta da mappe di nazioni morte;
I capelli cosparsi di erba secca.
Uva passa amara sgocciola a casaccio dalle mie narici
Mentre branchi di pesciolini incandescenti nuotano fuori dalla bocca.
I capezzoli del petto sono cardi spinosi scuriti dal sole;
Tribù indiane da lungo dimenticate combattono battaglie sul mio petto
Inconsapevoli delle navi affondate che marciscono nello stomaco.
Le mie gambe sono resti carbonizzati di cipressi bruciati;
I piedi sono coperti di muschio della palude, che scorre sul pavimento.
Non posso più uscire.
Resterò seduto sul soffitto.
Porteresti i miei occhi?

traduzione di Raffaella Marzano

posted by Casa della poesia at 21:52 | 0 comments

Omaggio a Bob Kaufman – Poesie 4

BOB KAUFMAN

RESPONSE
for Eileen

Sleep, little one, sleep for me,
Sleep the deep sleep of love.
You are loved, awak or dreaming,
You are loved.

Dancing winds will sing for you,
Ancient gods will pray for you,
A poor lost poet will love you,
As stars appear
In the dark
Skies.

RISPOSTA
per Eileen

Dormi, piccola, dormi per me,
Dormi il profondo sonno dellʼamore,
Sei amata, che tu dorma o vegli,
Sei amata.

Venti danzanti canteranno per te,
Antichi dei pregheranno per te,
Un povero poeta perduto ti amerà,
Mentre le stelle compaiono
Negli oscuri
Cieli.

traduzione di Raffaella Marzano

posted by Casa della poesia at 21:52 | 0 comments

Omaggio a Bob Kaufman – Jack Hirschman

THE BOB KAUFMAN ARCANE

by Jack Hirschman

Root of black, root of jew,
in a Red world, you
whose skull had been a drumskin
for nightsticks of Pig and billyclubs of Goon
playing their coldwar number – Dirty Commie! –
on your temples…

root of southern protest
and the northern cry, you
whose ears they stuffed
with sirens (and not the watery kind),
whose brains they tried backwashing
to antebellum times or else
strung them up in some Bellevue
of shockwire

because you refused not singing
the soviet motherland,
Sinferopol and collective farms,
because when Robeson was stoned
and Yankee gloated,
when the Rosenbergs were fried
and Yankee applauded
you were organizing miners in the south
for Revolution
and thatʼs why Yankee knocked in
the backdoor of your knees
and flung you to the ground
like a bale of nigger cotton
and there was no defense, then,
the Party was running scared
and Negro was still spreading molasses
and eating its own hand;
so Yankee beat you and beat you again

and “sometimes the blows are so heavy –
“I donʼt know!” as Vallejoʼs black
messenger cried,
and that is the truth of Beat,
the pain fascist kicks sent through your ribs,
the pain of the armtwists by finks
of the Fifth Amendment,
and how you rose up suffering in beauty,
finished being a kigmy,
with a flaming black poetry
“hard as jazz, glowing”
from the tragic incandescence
of the assassinations of the Nationʼs face,
and fused

its ravenous poverties
its contradictions of streetcorner shivers of tokay
its dialectics of crystal and bombs
its shags and Panthers
its beat elite meatʼnʼ eaten feet-in-the-mouth disease
its splashdown extortions and briberies
its steadystate idiot tapes

with your ferocious gentility,
your patchwork of poems ever quilting our warbitten ears,
your frinks mumbles and open wounds of vibrations of cathodes and Bemshaʼs tune,
your wine-scrounges and orgasms of snot ever revulsing the boujies,
your low profile straight-from-the-hip Fives, the outpetaling
victory gesture of your palms,
those eyes where your smile always rose to,
your rubberbanded upjumping exclamations and ricochetting ungebung red-ons,
your numerical love for 86
(O black Sequoyah on these Cherokee streets of Parker
and the trail of tears of Eileen,
O push that came to the shove of the love for Lynne!)
your tokes of shmoogadoo leaning against a wall of Chinatown alley,
your head bobbing up and down reading and creating a secret bop
kabbala at the same time,
your Tenderloin wanders tumbles and coma,
your lonely figure at a hotel window
staring down at North Beach,
which always looked up to you
like the best cup of coffee in America
looking up to its most precious mouth

O streetheart
thereʼs a tan point and a brown study
in the life of wine and noise
where the entire albatross
ʼround the neck of a man falls away
and he stands eternally young and clear –

O streetheart
those songs we sang together
are rising from your poems
the way you rose from the gutter
with a righteous brilliant literacy
filling the voting fingers of the South now
with blackworker hegemony,
lifting threshfolds of wheat onto
the shoulders of young Haiti,
and feeding the drying mouth
of this gentrified-dying village
freshwater from the hydrant
youʼve carried under your arm through hell
playing it like a bongo
thundering out an izobongo
for all to rise to the rhythm
of soundʼs free soul
and be notes
of the never-ending
rainbow to the Internationale.

LʼARCANO DI BOB KAUFMAN

di Jack Hirschman

Radice di nero, radice di ebreo,
in un mondo Rosso, tu
la cui testa è stata pelle di tamburo
per i manganelli dei Maiali e i bastoni dei Sicari
che recitavano il loro numero della guerra fredda – Dirty Commie!–
sulle tue tempie…
radice della protesta del sud
e del grido del nord, tu
le cui orecchie riempirono
di sirene (e non quelle del mare),
il cui cervello cercarono di lavare riportandolo
a tempi antebellum o
impiccarono in un qualche Bellevue
di elettrochock
perché rifiutasti di non cantare
la madrepatria sovietica,
Sinferopol e le fattorie collettive,
perché quando Robeson fu lapidato
e gli Yankee gongolarono,
quando i Rosenberg furono arrostiti
e gli Yankee applaudirono
tu stavi organizzando i minatori nel Sud
per la Rivoluzione
ed è per questo che gli Yankee bussarono
alle porte di dietro delle tue ginocchia
e ti buttarono a terra
come una balla di cotone nero
e non cʼera alcuna difesa, allora,
il Partito fuggiva spaventato
e il Negro stava ancora spargendo melassa
e si mangiava le mani;
così gli Yankee ti picchiarono e ti picchiarono ancora

e “a volte i colpi sono così forti –
non so!” come gridava
il messaggero nero di Vallejo,
ed è questa la verità del Beat,
il dolore dei calci fascisti nelle costole,
il dolore delle braccia torte dai delatori
del Quinto Emendamento,
e come tu ti alzasti soffrendo in bellezza,
finisti di essere un pigmeo preso a calci
con una fiammante poesia nera
“dura come jazz, scintillante”
per la tragica incandescenza
degli assassinii del volto della Nazione
e fondesti
le sue fameliche povertà
le sue contraddizioni di brividi da vino a buon mercato agli angoli delle strade
le sue dialettiche di cristallo e bombe
i suoi tappeti e le Pantere
la sua malattia elite beat carne e mangiata piedi-in-bocca
le sue estorsioni e corruzioni splashdown
il suo stato attuale e i suoi stupidi video
con la tua feroce gentilezza,
il tuo patchwork di poesie che ha sempre protetto le nostre orecchie morse dalla guerra,
i tuoi borbottii freak e le ferite aperte di vibrazioni di catodi e Bemshaʼs tune,
il tuo vino a scrocco e gli orgasmi di moccio che hanno sempre disgustato i borghesi,
il tuo tenerti in disparte le vigorose strette di mani,
il segno della vittoria delle tue palme rivolte verso lʼalto,
quegli occhi in cui il sorriso sorgeva sempre,
le tue elastiche esclamazioni saltellanti e gli avanti che rimbalzano,
il tuo amore numerico per lʼ8610
(O Sequoia nera su queste strade Cherokee di Parker
e il sentiero delle lacrime di Eileen,
O energia che venne dalla spinta dellʼamore per Lynne!)
il tuo fumare marijuana appoggiato a un muro di un vicolo di Chinatown,
la tua testa che si muove su e giù mentre legge e crea un bop segreto
e contemporaneamente cabala,
il tuo vagabondare nel tenderloin e le cadute e il coma,
la tua figura solitaria alla finestra dellʼhotel
mentre fissa giù verso North Beach
che ti ha sempre rispettato
come la migliore tazza di caffè in America
venerando la sua bocca più preziosa

O cuore della strada
ecco una sfumatura di marrone e una riflessione
nella vita di vino e rumore
in cui lʼintero albatros
intorno al collo di un uomo scompare
ed egli resta eternamente giovane e trasparente –

O cuore della strada
quelle canzoni che cantammo insieme
si sollevano dalle tue poesie
come tu ti sollevasti dai bassifondi
con una giusta e brillante alfabetizzazione
riempiendo le dita votanti del Sud ora
con lʼegemonia del lavoratore nero,
sollevando fasci di grano sulle
spalle di una giovane Haiti,
e nutrendo la bocca che si inaridisce
di questo paese che muore sfruttato dai padroni
acqua fresca dallʼidrante
che hai portato sotto il braccio attraverso lʼinferno
suonandolo come un bongo
tuonando un izobongo
affinchè tutti si alzassero al ritmo
dellʼanima senza suono
ed essere note
dellʼinfinito
arcobaleno verso lʼInternazionale

(traduzione di Raffaella Marzano)

___________

Jack Hirschman è nato a New York City nel 1933. Dal 1973 vive a San Francisco. È considerato uno dei maggiori poeti americani contemporanei. Poeta, scrittore, pittore, traduttore, attivista politico a favore dei poveri e degli emarginati, ha pubblicato (tra libri, traduzioni, ed edizioni “militanti”) più di 130 libri. Ha anche unʼampissima attività di traduttore (Pasolini, Scotellaro, Paul Laraque, Antonin Artaud, Mallarmé, Roque Dalton, Celan, ecc.). Fa parte del gruppo di poeti fondatori del progetto di Casa della poesia di cui è uno dei più assidui collaboratori. Tra i libri pubblicati in Italia: Soglia Infinita, Arcani, Volevo che voi lo sapeste, 12 Arcani. Nei prossimi mesi sarà pubblicata la sua monumentale raccolta “The Arcanes”.

posted by Casa della poesia at 21:51 | 0 comments

Omaggio a Bob Kaufman – Martin Matz

MARTIN MATZ

I Know Where Rainbows Go To Die
On The Death Of Bob Kaufman

I know where rainbows go to die
I followed your footsteps
Across a strange uncharted land
Where silver whispers tried to hide
Beneath demented shadows
And oboe skies
Together we walked through a fabled city
Of hallucinating green
And talked away
A thousand smoking nights
As your aching heart
Beat its bones
In times to bird’s brilliant sounds
Over the neon streets of murdered schemes
Yes I was there
And I saw your love proclaimed
In a fractured smile
Like yesterday’s headlines printed in blood
On a bumble bee’s wings
And yes
I would wear your eyes
On January 12th
The dawn came up
Singing the blues

The calendar fell apart
In the face of that wounded Sunday
And even the redwoods wept
At your passing
But no bell tolled in the bowels of Winter
The snail did not grin
At the grandfather clock
Nor did any roses grow
From the tail of a rusting comet
Only a whooly starfish groaned
On a beach of stolen planets
As a tatooed lizard
Shed its suit of cold echoes
And you danced with Harlem’s great king
Down the alleys of paradise
To a feast of blazing umbrellas
I remember
Long gone doorways
Where ancient dealers leaned
And sold their twenty dollar bags of dreams
To those in need
And poet
I saw you buy the truth
In a red balloon
And like some mythical alchemist
You cooked up the blood of stars
But instead of death
You drew music from your spoon

So dove gli arcobaleni vanno a morire
sulla morte di Bob Kaufman

So dove gli arcobaleni vanno a morire
ho seguito le tue orme
attraverso una strana terra inesplorata
dove i sospiri dʼargento cercavano di nascondersi
sotto ombre dementi
e cieli di oboe
insieme camminammo attraverso una città di fiaba
di verde allucinante
e sfinimmo di parole
mille notti fiammanti
mentre il tuo cuore sofferente
batteva le sue ossa
a tempo con i suoni brillanti degli uccelli
sulle strade al neon di schemi assassinati
sì io ero là
e ho visto il tuo amore proclamato
in un sorriso fratturato
come i titoli di ieri stampati in sangue
sulle ali di un calabrone
e sì
porterei i tuoi occhi
il 12 gennaio
lʼalba sorse
cantando il blues
il calendario si disfece
davanti al volto di quella domenica ferita
e persino le sequoie piansero
al tuo passaggio
ma nessuna campana suonò nelle viscere dellʼinverno
la lumaca non ringhiò
allʼorologio dellʼavo
né rose crebbero
dalla coda di una cometa arrugginita
solo una stella marina in lana vagò
sulla spiaggia dei pianeti rubati
quando una lucertola tatuata
perse il suo abito di freddi echi
mentre tu ballavi con il grande re di Harlem
lungo i vicoli del paradiso
verso un tripudio di ombrelli fiammeggianti
ricordo
gli stipiti di un tempo
dove antichi spacciatori si appoggiavano
e vendevano le loro bustine di sogni da venti dollari
ai bisognosi
e poeta
ti ho visto comprare la verità
in un palloncino rosso
e come un mitico alchimista
hai cotto il sangue delle stelle
ma al posto della morte
ricavasti musica dal tuo cucchiaio

Traduzione di Raffaella Marzano

_____________

Martin Matz, dopo unʼinfanzia trascorsa a Omaha, Nebraska, nel 1956 si trasferisce a San Francisco, dove vive fino alla fine del 1957 per trasferirsi poi in Messico. Ha fatto parte del famoso gruppo di poeti e scrittori della beat-generation con Kerouac, Ginsberg, Kaufman, Ferlinghetti, Cassady, Corso, ecc. Ha partecipato con loro a molti readings e nel 1954 con Ginsberg, Corso e Ferlinghetti alla famosa lettura nella Royal Albert Hall di Londra. Il suo primo libro Alleyways fu pubblicato nel 1957 e da quellʼanno fino al 1978 ha vissuto fuori dagli Stati Uniti, per lo più in America Latina. Fra gli altri suoi libri ricordiamo Time Waits, No Magic Egypt Ever Blooms e Pipe Dreams. È morto nell’ ottobre 2001 a New York, all’età di 67 anni. Ha preso parte per Casa della poesia a Napolipoesia 1999, Parole di Mare (Amalfi, 2000) e ad una lettura a Baronissi.