(da Lʼesperienza della morte, Indiktos, Atene, 2002)

Il respiro del ladro

come una lanterna cieca

accendo il giorno

e in punta di piedi avanzo

nellʼinesistenza

quando sento rumore

lentamente la morte

come rabbioso passato

ritornare

spengo la luce

e mi nascondo nel sonno

fino al mattino

respirando con un sogno

come con una canna

dentro lʼacqua

Tre variazioni

per la luce del tempo

I

il tempo traboccante

come paura si accende

come sospetto si spegne

II

il tempo attraversa gli occhi

con raggi X

per questo non vediamo le cose

ma il loro scheletro

III

la luce del tempo

lascia unʼombra bianca

come pagina non scritta

Il pericolo

che transito angusto

è il corpo

indugio che non si conclude

sʼinfila nella paura come

la fiera disperata nella sua tana

come il morto braccato

nella sua tomba

finalmente è passato il pericolo

è passata la vita dico

e non mi ha centrato

Luce paura

il tempo fruscia

fuori dal sonno

come un vento

che esita ad entrare

la notte apre le finestre

per diventare corrente

dentro è tutto bianco

splende la paura

come vecchio anello

nuovamente ti stringe

la mattina

Suicidio ipotetico

io però Weldon Keeze credo

che non sei precipitato dal ponte Golden Gate

di San Francisco

come arguiscono le antologie poetiche

nè la tua camicia

che pende dallʼarco

come aquilone

può persuadermi

dellʼipotetico suicidio

io credo che hai tutto abbandonato

per diventare impiegato

ogni mattina timbri il tuo cartellino

in silenzio

Una poesia senza fortuna

questa poesia non ha avuto fortuna

fu scritta per tre amici

per tre uomini di gran cuore

uno è sparito in terra straniera

lʼaltro sʼè fatto saltare le cervella nellʼesercito

il terzo si è adeguato alla classe dominante

adesso la poesia brucia nella notte

come sigaretta dimenticata

adesso ritorna solitaria

nel silenzio

come ragazzino scalzo

che trema per il freddo

Libertà

solo i fiori amano veramente

la libertà

nascostamente parlano di lei

nellʼorecchio del vento

ma quello non mantiene il segreto

e profuma

La neve ricopre la solitudine

lʼamore succia la primavera

si versa il latte

dalla sua piccola bocca

per terra si spande

e dʼun tratto arriva lʼinverno

la neve ricopre la solitudine

(da Impenetrabile luce, Indiktos, Atene, 2004)

Le notti bianche della Madonna

figlio mio

come lʼuccellino in me sussulti

stupefatto nella neve

non ingannarti

lui non è Simeone

che senti smaniare

è la morte che mendica

nel mio cortile

non uscir mai fuori

non sono io il cielo

perchè tu sorga allʼalba

la luce mi lacera

come vetro

mʼha astratto la paura

e gelido abisso

è diventato il mio corpo

qui non è la vita

passa come raggio di sole

come principio a doppio taglio

non uscire non fermarti tra la gente

ed essere crocifisso

e sentir la fine

nelle mie viscere sei stato crocifisso

questo non basta?

La copertura di Giovanni

vita vita marea di Dio

tutto sepolto nei miei occhi

come in luminoso sepolcro

così sempre il soliloquio di Giovanni

o Gaio

così pure nel sonno

vaneggiava

non so dirti nullʼaltro

neanche del Tabor

che mi chiedi

mi ha mai parlato

e di quella luce

balzata su di lui

come leonessa

cui distruggono la tana

tutto sepolto nei suoi occhi

e il suo sguardo

intrappolato nelle cose

come lʼuccello

inaspettatamente impaniato

in preda alla paura la luce

o Pròchoro spesso mi diceva

nel buio come miele selvatico si piega

perchè Giovanni nasconde queste cose?

perchè mai scrive che è

la vita la luce degli uomini?

è luce per te la vita?

o forse solo un tocco di Dio

mentre va tastando la tenebra?

Lʼimperatore Caligola

supplica lʼalba

tutti dormono

nessuno si cura del tuo ritorno

nessuno come me ti attende nel cortile

fiaccole accendono intorno a me

i servi insonnoliti

ma questa non è luce

è il terrore della mia insonnia

la bile gialla

vieni dunque

solo tu mi sei rimasto

con il tuo primo bacio

in me si scopre come bugia la tristezza

meriti il potere

solo tu puoi mettere ordine

nellʼanima

possiedi il dono del saper governare

ti consegno il mio impero

prendilo

dissolvilo come tenebra

Qui cessa il corpo

Qui cessa il corpo

cedono le parole

come sostegni grossolani

in galleria di miniera

le parole si sfasciano

e cessa il corpo

da capo devono adesso

aprirsi le gallerie

da capo va detto

il suo brivido

Ανακοίνωση “ποιείν”

Το σημερινό φύλλο το αφιερώνουμε στη μνήμη του νεοελληνιστή Tino (Cristino) Sangiglio που απεβίωσε πρόσφατα στην Ιταλία.

Στον καθηγητή Κρεσέντσιο τα θερμά συλλυπητήρια όλων των μελών και των αναγνωστών του “ποιείν”