H MA8HSH
THS ANAPNOHS
L’ESPERIENZA
DEL RESPIRO
traduzione
a cura di
Mauro Giachetti
DI QUANTO E’ STATO DETTO
Non saran fatti riepiloghi di quanto è stato detto.
Mentre s’avviano verso l’uscita
e le ombre schiudono il loro abbraccio,
d’una conversazione di cui non resta nulla,
parole d’un meriggio tiepido, non rimarrà che
l’effimero palpito, il muto smarrimento,
solo un istante di dubbio, quando
gli toccò titubante una spalla, e «Beh, ciao»,
gli disse, «mi tratterò ancora un po’ in giardino».
DONO D’ADDIO
Questa caraffa gliela portò Kostas
dall’altra estremità della città. Era un giorno
piovoso e la teneva stretta a sé
sotto la giacca, ma alla fine prese un tassì
per evitare che qualcuno gliela rompesse urtandolo.
D’una amicizia unica la più comune
delle fini, avrebbe rammentato più tardi,
benché nessuno potesse immaginarlo,
e nemmeno lui, suppongo,
quando in cima alle scale diceva addio
con un pezzetto di nastro adesivo
che gli era rimasto attaccato tra il medio
e l’anulare da un imballaggio fatto lì per lì.
OSPEDALE GENERALE DI LARISSA
Ma come faceva Alessandro Fleming a passar
la notte fra tante brande lungo i corridoi, fra
i rantoli di tutti i moridondi e i parenti
appisolati al capezzale dei loro cari,
e della cui perdita non avevan dubbi. È un fascio
di luce che t’acceca, la morte. Non puoi più
muoverti, nasconderti o dartela
a gambe. Così splendente e immobile,
il tempo comincia a cospargerti di polvere di marmo,
e la mattina ti consegna, statua bellissima – com’è
accaduto, temo, al summentovato sig.
SALÒ
Le acque del lago non raccontano
nulla. Non avendo una bocca
se ne stanno quiete da una sponda all’altra.
Luogo ideale dall’anonima bellezza
ove disfarsi una volta per tutte
del passato. In piedi dinanzi
alla finestra della nostra unica
notte bianca, io soltanto vedo
l’uomo calvo con la camicia nera
remigare noncurante come se il livello
dell’acqua non salisse, sì come
se non salisse pian piano fino a ricoprire
tutto. Io non aprirò bocca.
Anche se si sapesse tutto di lui,
se non ne parlo sarà come
se non fosse mai esistito per noi due?
FORSE UN’ALTRA VOLTA
La prossima volta che c’incontreremo
il tono della mia voce sarà
del tutto coerente
con ciò che dirò.
Dominerò la mia inquietudine,
il volto incostante dell’insicurezza.
Gli argomenti della discussione
si sacrificheranno in modo non cruento,
e io imiterò le voci altrui
alla perfezione. Le espressioni idiomatiche
e le stranezze nella costruzione del discorso,
i tic, i trac, i trucchi
del mondo circostante,
confluiranno in me serenamente.
Incorporato infine nel dialogo,
senza esser più un intruso ovunque,
per sempre fuori luogo e fuori tempo.
ANNIVERSARIO
Sfoglio di nuovo stanotte l’album
con le fotografie che non furon mai scattate.
Pezzi di movimenti mai compiuti, mezze parole,
sottintesi, gesti interi
e il peccato veniale che risplende puro
a dispetto d’ogni possibile rimorso,
e facce ancora più raggianti
nonostante gli anni trascorsi, più familiari
più benevole e vive,
e le città si sogneranno dolcemente
a vicenda, si chiamerà Tevere
il grande fiume che si vede lassù
dal Licabetto.
RITRATTO DEL POETA
VERSO LA QUARANTINA
Verso la quarantina gli capitarono insieme
un primo matrimonio e una seconda silloge.
Semplice iniziativa di risparmio, la maturità –
chi l’ha detto? Avendo dissipato tutto ciò che aveva
ora, dal suo nuovo attico,
in piedi tra un gruppo d’amici, con un abito
bianco di lino e un cappello di paglia all’antica
con un fiocco nero, alza il bicchiere
ai suoi ospiti. Ma tendiamo l’orecchio:
«Miei cari colleghi poeti, la poesia,
a dire il vero, non ci salva dagli errori
del presente. Ci da una mano e c’induce a ripeterli,
continuamente migliorati: con una terza silloge
e un secondo matrimonio.»
LA PIENEZZA DEL TEMPO
L’anno volge alla sua fine.
Un’altra volta ecco che quanti opposero resistenza
s’arrendono e cedono. Si piegano dolcemente
da un lato, con la monotona
grazia d’una canna che nulla vede,
ma che indica solo il corso del vento,
senza la rigogliosa fioritura di molteplici
direzioni, come il pino che il vento del nord
curva nella piazza, come io che mi stendo
a dormire col viso contro la parete.
PRONTEZZA NOTTURNA
Ogni notte mi fanno compagnia sogni
d’un genere perduto. Il romanzo incompiuto
di vita coniugale, mille ciance infinite
sullo stesso argomento, la voluttà e le sue dolorose
conseguenze: del tutto pronto e in piena coscienza
sistemerò i conti in sospeso,
mi rifarò, benché l’orologio digitale
segni solo le 3:43: il presente, dico, è
l’illusione d’un passato regolato bene.
Eppure, quando m’alzo per troncare in due
con la mia spada la funesta congiura, m’infilo
le ciabatte alla rovescia, e le ultime
gocce mi cadon sempre fuori dalla tazza.
VIA DELL’ACCADEMIA
a Michàlis Gànas
Passeggiando in via dell’Accademia non s’avvide
che una gialla fogliolina d’acacia gli s’era
posata sui capelli. Né s’accorse
che la gente si scostava per farlo passare,
sul suo cammino non v’erano ostacoli,
perfino il semaforo era verde. Non s’accorse
degli sguardi erotici che l’avvolgevano,
dei sorrisi non corrisposti, dei visi
su cui trasparivano puro ottimismo
fiducia e gentilezza. Solo quando fu davanti
allo specchio, in ascensore, rosso di vergogna,
vide la fogliolina gialla che gli dondolava
in cima alla cravatta, e sorrise,
lui, ospite d’onore del Martedì,
decorato con la medaglia della quotidianità.
DELLA DOMENICA
Per tutta la mattinata scopre e inventa
polvere. Infine alle undici e mezzo
di domenica si siede e si mette a fumare,
e l’odore del lesso ha già
invaso tutta la casa. Chi ama
l’ordine non riposa mai. È continua
la minaccia del caos, sempre transitoria
la cura della casa – perfino le piante
nei vasi esigono un’attenzione
assoluta: ma quando crescono i fiori
in realtà? La notte? I fiori
fioriscono, pensa, nella case
in cui regna l’amore, ma come resistere
a tutto questo rigoglio quando l’amore non c’è?
SOLIDARIETA LUMINOSA
La luce che avvampa nella mia stanza
è una lampada a 40 watt.
Prigioniero nel suo pallido alone
trascorro le mie sere: scrivo,
leggo, macchie e scarabocchi,
tutto un volume di pagine
strappate. Poi pian piano via Trikupi
s’acquieta finché il rombo d’un motore
l’attraversa verso le due o le tre.
Conto e riconto le luci
dei condominii che son rimaste
accese, certo che qualcun altro
troverà sollievo a contare
la mia. Ma devo far presto
a scrivere quel che posso, cioè quel che potrò,
prima che si spenga anche l’ultima luce
che mi tiene sveglio.









