
Un nuovo continente
di Paul Laraque
Combattenti dellʼalba che caccia gli ultimi mostri della notte
al passaggio la cui barriera si apre col soffio della speranza
gli eredi del cacicco e della sambà
ti vedono alla testa della muta europea
i fucili e i cani la schiavitù e la sifilide
che conquista questo continente al quale non lasciasti neanche
il tuo nome
Le fiamme della Natività devastano i campi di canna da zucchero La rivolta capta la collera degli dei I coltelli affilati lungo i secoli e le torce dellʼinsurrezione affrontarono la spada e la croce La colonia cadde.
Caravelle mutate in galere trasformate in piroscafi di lusso e navi da guerra. Specchio per le allodole delle elezioni e doppio sparviero del debito I tuoi discendenti ci forgiano delle moderne gogne.
Il tempo delle spezie è passato
o barbarie più grande dell’antica
lʼinvasione dei robot è cominciata
Le tue forze scatenate sono votate alla disfatta
Le radici dell’albero di cui parlò Louverture
rispuntano oggi nel paese di Mandela
Attraversando le vecchie frontiere delle razze
i popoli che hai unito tuo malgrado
partono alla scoperta di un nuovo continente
in cui lʼoro sia ripartito e regni la libertà
(Port-au.Prince, 15 settembre 1990)
Traduzione di Giancarlo Cavallo
Paul Laraque è nato a Jérémie. Haiti, nel 1920. Diplomato allʼAccademia militare nel 1941. Ha incontrato André Breton a Port-au-Prince nel 1945. Scrive in francese e in creolo. In esilio a New York dal 1961 al 1986. È stato privato della nazionalità haitiana nel 1964 per attività politiche contro la dittatura dei Duvalier. Professore di francese dal 1966 al 1985 e Segretario Generale dellʼAssociazione degli scrittori haitiani allʼestero dal 1979 al 1986. È stato il primo francofono a ricevere il Premio Casa de las Américas. Il suo secondo esilio è cominciato nel 1991 dopo il colpo di stato militare contro il governo costituzionale e popolare del Presidente Aristide. Ha pubblicato: “Ce qui demeure” (Montreal 1973), “Fistibal” (Montreal 1974), “Les armes quotidiennes /Poésie quotidienne” (LʼAvana, 1983), “Solda mawon / soldat marron” (Port-au-Prince, 1987), “Camourade” (Willimantic 1988), “Le vieux nègre et lʼexil” (Paris, 1988), “Fistibal / Slingshot” (Port-au-Prince / San Francisco, 1989), Nel 1998 la sua opera poetica è stata racchiusa nel volume “Oeuvres incomplètes” (Quebec). La sua raccolta La sabbia dellʼesilio è stata pubblicata dalla Multimedia Edizioni.
The Death of Paul Laraque / Lanmò Pòl Larak
Teledjol.com – Wednesday March 14, 2007
The great revolutionary poet Paul Laraque died on March 8, 2007, at 5 AM, in New York City; he was 86 years old (May 21, 1920-March 8, 2007).
He is survived by his children Max, Serge and Danielle, and his brother Franck Laraque, and many grand-children and nephews and nieces.
One of the greatest poets of the twentieth and early twenty-first centuries, Paul Laraque united a beautiful and surrealist lyric poetry with political consciousness to “changer la vie.” For him poetry could be a “fighting weapon” on behalf of people struggling against class exploitation, foreign domination and cultural alienation, in the tradition of Jacques Roumain, Massillon Coicou, Louis Aragon, Nicolás Guillén, and Pablo Neruda.
He left Haiti in 1961 for New York City, USA, where his wife Marcelle rejoined him the following year. Paul was deprived of his Haitian citizenship from 1964 to 1986 for opposition to the Duvaliers’ dictatorship. He received Cuba’s Casa de las Americas Poetry Prize in 1979 for his work Les armes quotidiennes / Poésie quotidienne (“Everyday Weapons / Everyday Poetry”). His published works include, among others, Ce qui demeure (“What has remained”), Festibal (“Slingshot” ), Camourade, Sòlda mawon (“Maroon Soldier”) and the anthology Oeuvres incomplètes (“Incomplete Works”). He was co-editor (with Jack Hirschman) and one of the authors of Open Gate: An Anthology of Haitian Creole Poetry, Curbstone Press, 2001. With his brother Franck, he recently published the critical memoir, Haiti: entre la lutte et l’espoir (“Haiti: Between Struggle and Hope”), Edition Cidihca, 2004.
Besides his impressive and skillful handling of the French and Creole languages in his poems, we will retain from Paul Laraque an indomitable commitment to social justice and political liberation in ways that transcend specific historical conjunctures. He experienced political heartbreaks, including the dismantling of the Soviet Union and the unraveling of the Haitian popular movement, following the hopeful winds of 1986 and 1991, but he never showed signs of discouragement or despair. Until the very end he remained a champion of Haiti’s independence and the cause of political equality and human liberation in general. Until the very end he believed that Haiti will one day be beautiful and nurturing to its people again, liberated from foreign domination, and its people free from class exploitation. He will be missed.









