da “Buono a nulla”, 2010
*
Un torsolo di mela.
Qualcuno è stato qui seduto
a mangiare una mela.
Poi è svanito. Lo stesso giorno
che la storia ha registrato tre
corpi morti nel centro di Atene.
Qualcun altro, qualcun altro,
ha lasciato la cicca della sua sigaretta
prima di sparire anchʼegli.
La storia registra solo
torsoli, corpi, cenere.
*
Senza dubbio avrai visto
la mia sigaretta accesa
dietro le tende abbassate,
fra le piante ornamentali,
brillare alle quattro del mattino
dopo unʼaltra notte fuori sulle piastrelle,
notte piovigginosa, con Scotch whisky
e innumerevoli cicche. Di certo
qualcosa deve avere attirato la tua attenzione,
solo una nota al margine del testo
della tua notte,
un promemoria di e riferimento a
tutte le incalcolabili perdite,
uno che ha perso tutto quello che aveva da perdere
alla fine perde anche il sonno.
*
Passi senza ritmo la domenica
lungo le strade di Lióssia.
Un corpo che preservi
con medicine prima che diventi
buono a nulla, definitivamente. Un corpo,
anima di droghe, sesso
e balli folk,
e incamera aria
e tracce e mosche
come un palloncino multicolore.
Dammi un bonbon di una adolescenza
ancora non vissuta.
Dammi più medicine
affinché io possa camminare tra la folla,
e possa anchʼio essere un bambino
insieme ai tuoi bambini.
*
Una pistola nascosta nel libro
nero dei miei veri errori
allʼaltezza della mia tempia destra,
di quanti angoli e quali mari
non ha fatto un bersaglio, quante montagne
mirate alla fronte fra
alba e tramonto. Ho sparato
a isole e le ho tirate fuori dal profondo
come un cacciatore mira e fa fuoco su un gracile
tordo. Herakleia è la prima isola
a cui sei giunto dopo aver visto il dottore.
*
Un essere senza corpo alla costante ricerca
di corpo in corpo dellʼabbraccio
che mi rivestirà, dello sguardo
che spianerà le mie rughe
e mi renderà bello
e rispettabile, ma più di ogni altra cosa cerco
il corpo che mi restituirà
il mio corpo buono a nulla.
da “Isola di Chios”, 2002
9
Ho perso molti chili in pochi giorni.
Non so di preciso quanti, non posso
determinarlo con precisione.
Solo dagli abiti lo intuisco,
dalla banale constatazione degli amici:
“Sei ammalato? Che cosa ti succede?”
Magari la mia patologia avesse qualcuno dei nomi
comuni: diabete, melanòma,
paranòia. Che sia Amore
non lo dicono, è una malattia anche questa
ma nessuno la dice.
16
Il dolore comincia quando scordiamo
la ferita. Il foro dʼuscita del proiettile
non esiste. Quello dʼentrata è
guarito e si è chiuso.
Il dolore è rinchiuso dentro.
Non puoi localizzarlo
in organi, tessuti e cellule.
Nulla lo testimonia.
Diffuso e inafferrabile,
assomiglia alla gioia. Il dolore,
amore mio, diviene, quando è
grande, gioia che travolge.
Solo chi ha molto amato,
può nuovamente amare.
28
Non hai voluto rimare con me:
mʼhai lasciato libero il verso…
47
I tuoi piccoli seni analgesici.
I tuoi palmi profumati.
Il balsamo del tuo amore.
Per quanto tempo continuerò a pensarci?
Per quanto tempo mi tormenteranno?
Sei mesi? Un anno?
Prima o poi, lo so, diventeranno:
seni indifferenti, palmi
inesistenti, amore.
da “Jorge”, 2008
*
Ora che annovero
parenti e amici
fra i defunti,
il mio gatto
continua a raschiare la terra.
Ora che ogni fiore
si dischiude nel lutto
e i miei vasi da fiori portano
il nome
di coloro che sono morti,
il mio gatto
gironzolando da uno allʼaltro,
con le zampe anteriori
scava, con quelle posteriori scalcia,
mi ha riempito il balcone di terra,
di piccole ossa, di teschi,
prove dʼamore di persone
che lui non ha amato
poiché non li ha mai conosciuti,
ma oggi ha faticato
e ha portato fra i
denti, dalla veranda,
e ha deposto
ai piedi della mia scrivania
Thanàssis – domani, chissà
chi altri dissotterrerà.
*
Quella notte
quando i morti
decisero allʼimprovviso di fare i morti
e i quadri i quadri
appesi sui muri,
i libri acconsentirono
a mettersi al loro posto
uno accanto allʼaltro in biblioteca,
le stelle a percorrere
la loro traiettoria prestabilita,
i condomìni ad accendere allo stesso tempo
le loro luci nelle piccole cucine
e nei grandi saloni
perfettamente allo stesso istante
e le automobili ad aprire
i loro apparecchi stereo al diapason,
il mio gatto decise
per una volta anche lui
di fare solo il gatto
e per quella notte
sparire dalla mia vista.
da “Monte Egàleo”, 2009
*
Non mi lamento.
La mia vita va
a meraviglia: sono riuscito
ad acquistare un attico.
Finalmente posso piangere
con vista sul Partenone.
*
Per arrivare fin quassù
dove sono arrivato ho dovuto liberarmi
della giacca al primo piano
della samsonite al secondo
della mia cravatta al terzo
dei miei depositi di risparmio al quarto
della mia carta dʼidentità al quinto
sciacquarmi di dosso il tuo amore
al sesto per poter
ritrovare me stesso
nudo al settimo.
*
I miei errori hanno costruito
una città intera
come Atene.
Da quassù, amara consolazione,
guardo una città
costruita dagli errori.
Una serie di decenni
che costruiscono una vita di errori.
*
Moltissimi sono
i rapaci nel cielo dellʼAttica.
Li scorgo dal settimo piano
ora ad oriente ora ad occidente
al nord e al sud.
Sono sicuro che oggi
arriveranno sazi
sul mio balcone.
Mi lasceranno indisturbato
sorbire il mio tè.
*
Mi piace ciò che vedo dal mio balcone.
La biancheria le antenne paraboliche.
Vedere dietro gli
specchi più o meno là
sullo sfondo lʼAcropoli
bella come un tempo.
Vi inviterò
A spartire con me quello che
io vedo, siàtene certi,
vi chiamerò.
Perché io solo a guardare
tanta bellezza
da quassù?
Vi chiamerò.
La vita dallʼalto della Croce
è stupenda.











Καλημέρα, “ύποπtε φyγής” ποιητή και φίλοι, απ΄ την αν-ύποπτη Ανατολική Μεσόγειο.
Ας θυμηθούμε τον Cesare Pavese και τον “Φεγγίτη της Αυγής”:
“[…]Αστέρι σκορπισμένο
στο φως της αυγής,
θρόισμα της αύρας,
θάλπος, αναπνοή-
τέλειωσε η νύχτα.
Είσαι το φως και το πρωί.”
Καλή και άνετη διαμονή στα δώματα της ποίησης!
Καλημέρα, φίλοι του ΠΟΙΕΙΝ και ποιητή, συνήθη “ύποπτε φυγής”, απ’ την αν-ύποπτη Ανατολική Μεσόγειο.
Ταιράζει στην παρέα μας κι ο Cesare Paveze απ΄ τον “Φεγγίτη της Αυγής” σαν μάς κοιτά:
“[…] Αστέρι σκορπισμένο
στο φως της αυγής,
θρόισμα της αύρας,
θάλπος, αναπνοή-
τέλειωσε η νύχτα.
Είσαι το φως και το πρωί.”
Αφιερωμένο και στον Απ. Λύτρα που αρμενίζει σε βαθιά ταξίδια πια, στα διάσελα της Ήπειρος.
Για όσους έχουν την περιέργεια τι θα
Απαγγείλει ο γιατρός στη Siena.
(τρίτο απ’ την ανάρτηση)
Περνάς χωρίς ρυθμό την Κυριακή
Ανάμεσα στους δρόμους των Λιοσίων.
Διατηρείς ένα σώμα
με φάρμακα , προτού να καταντήσεις
τιποτένιος τελειωτικά . Ένα σώμα
ψυχή των ουσιών , ιμερικό
με χορούς επιτραπέζιους
με παρακρατημένη ανάσα
με σημάδια με μουσκέτα
σαν πολύχρωμο μπαλόνι .
Δώσμου ένα κουφέτο μια εφηβείας
που ακόμα δεν έζησες .
Δώσμου περισσότερα φάρμακα
μέχρι να μπορέσω , να περπατήσω ανάμεσα στην φαντασίωση
μέχρι να μπορέσω να είμαι , ένα μωρό
μαζί με τα μωρά σου .
Σωτήρης Παστάκας
Κύριε Ρεούση
Διακρίνω κάποια ίχνη σοβινισμού !!
ή κάνω λάθος ?
την καλημέρα μου
Δικαιολογώ απόλυτα την επιθετικότητα σου
Θα σου ήμουν ευγνώμων εάν είχα την μετάφραση
γιατί στην ύλη των ετών 1952-1958 δεν υπήρχε
Παρμενίδης .
Αναμένω φιλικά
il balsamo del tuo amore
per quanto tempo continuero a pensarci?
sei mesi? un anno?
……………………………………
κοπέλες Λατίνες…εσείς κάψατε τις καρδιές
πολλών Ελλήνων ποιητών…συγγενεύουν οι ζεστές μας θάλασσες…για τα κορμιά σας μάθαν τη γλώσσα σας…για τα κορμιά σας
όλο περπατούν στα ξένα