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Intervista a Sergio Iagulli

ΑΠΡ 25

Κατηγορία: Αναγνώσεις, καταχώρηση από: Σωτήρης Παστάκας

INTERVISTA A SERGIO IAGULLI

Sergio Iagulli (Salerno, 1955), dopo esperienze di direzione di varie riviste (Percorsi, con Giancarlo Cavallo, Natura/Cultura con Pierre Restany) fonda con Raffaella Marzano la Multimedia Edizioni (casa editrice ed organizzazione che promuove eventi culturali internazionali) e poi la Casa della poesia (Baronissi/Salerno). Progetta, realizza e dirige sempre con Raffaella Marzano incontri internazionali di poesia (Lo spirito dei luoghi, Verba Volant, Napolipoesia, Parole di Mare, Latinoamericapoesia, Il cammino delle comete, Poesia contro la guerra, Incontri internazionali di poesia di Sarajevo, Salernopoesia e con Umberto Mangani, Sidaja).

Sergio parliamo un po’, della “poesia di strada”, di quella che tratta della vita nelle strade, il paesaggio sociale dei senza casa e dei loro bisogni? Tu hai pubblicato Sarah Menefee.

Nell’ambito delle ricerche svolte come casa editrice, e soprattutto come Casa della poesia, io e Raffaella Marzano (i nostri nomi sono ormai inscindibili), ci siamo interessati per anni della poesia di grande impegno civile e politico negli Stati Uniti.

Uno dei fenomeni sociali e politici piω interessanti, e allo stesso tempo drammatico, degli ultimi anni negli Stati Uniti, in crescita anche negli altri paesi occidentali, θ quello degli “homeless”, dei “senza tetto”. Nel nostro specifico poetico ci siamo occupati di una serie di scrittori e poeti, soprattutto di area californiana, che partecipavano e solidarizzavano con movimenti e gruppi come “Home not Jail” o “Food not bombs”, a difesa degli homeless. Tra questi poeti si mette in evidenza la voce bellissima di Sarah Meneefee, una poetessa e attivista per i diritti civili. Sarah, nel suo libro “Il sangue intorno al cuore”, fa parlare gli uomini della strada nelle sue brevi, lapidarie, frammentate e intense poesie, dando voce alla loro vita, ai loro bisogni, a ciς che accade nel panorama del degrado estremo delle grandi cittΰ americane. I versi di Sarah possono essere semplici frasi o frammenti di racconto di chi vive nelle strade, di chi θ spinto ai margini della societΰ opulenta. Estrapolati dal contesto della strada e portati sulla pagina, attraverso un’operazione quasi duchampiana acquistano valore letterario e poetico. Naturalmente si tratta di un gioco letterario e non di una semplice e registrazione. Ci θ sembrato opportuno dare voce anche in Italia ad una poesia di questo genere.

Per restare nell’ambito sociale-politico un grande autore che hai pubblicato (purtroppo scomparso, ndr) θ Izet Sarajlić. Come mai ti sei occupato della poesia moderna della Bosnia-Erzegovina?

Il grande poeta bosniaco Izet Sarajlić θ un classico della poesia contemporanea e se posso usare questo termine “tradizionale”. I suoi riferimenti culturali vanno alla poesia russa, oltre che a quella balcanica. Quindi la sua poesia probabilmente non puς annoverarsi nel filone della poesia “sociale e politica”. Sarajlić θ stato un poeta famoso e acclamato. Le sue poesie venivano studiate e pubblicate nelle antologie scolastiche ma anche trascritte sui diari, recitate a memoria dagli innamorati. La grande tragedia balcanica, il martirio della cittΰ di Sarajevo hanno trasformato quello che veniva definito “il poeta dell’amore”, delle piccole cose, dell’autobiografico quotidiano, in un poeta che si θ assunto il compito di raccontare il quotidiano della grande tragedia di Sarajevo.

Sono nate cosμ due raccolte straordinarie come “Poesie di guerra da Sarajevo” e “Il libro degli addii”. Sarajlić θ passato dall’essere testimone, anche nella propria vita, della Sarajevo esempio di cittΰ interetnica, ad una delle piω terribile tragedie della fine del secolo: la Sarajevo cittΰ martire.

Abbiamo conosciuto e invitato Sarajlić in Italia subito dopo la guerra ed θ stato un vero colpo di fulmine. Izet θ diventato Presidente onorario della nostra Casa della poesia, abbiamo pubblicato nelle nostre edizioni la bellissima antologia “Qualcuno ha suonato” (che nel dicembre 2001 ha ricevuto il Premio Moravia) ed θ piano piano diventato una sorta di patriarca di quella grande famiglia poetica internazionale che θ il circuito di Casa della poesia. Purtroppo Izet ci ha lasciati nel maggio del 2002, ma a suo nome e in suo ricordo la nostra struttura organizza giΰ da tre anni, con la partecipazione di tanti enti e istituzioni di tanti paesi europei ed extraeuropei, gli Incontri internazionali di poesia di Sarajevo. Un evento straordinario e magico, una manifestazione unica nel circuito culturale internazionale che ha lo scopo di realizzare quello che negli ultimi anni era stato il sogno del grande poeta bosniaco, riportare la grande poesia internazionale e i suoi amici poeti a Sarajevo. A piω di dieci anni dall’inizio della terribile guerra di Bosnia e dal terribile assedio della sua capitale, acquista un valore simbolico e politico, ricollocare la cittΰ bosniaca in un progetto che abbia come centralitΰ una cultura dell’incontro, dello scambio e della fratellanza.

Sul versante degli altri paesi della ex-Yugoslavia non hai dimenticato di pubblicare uno dei piω importanti poeti in Europa, Tomaž Šalamun e il meno conosciuto Ante Zemljar.

Il nostro impegno, la nostra curiositΰ, il desiderio di conoscenza, e il nostro lavoro nei paesi della ex-Yugoslavia, sta dando frutti importanti tra cui la partecipazione ai nostri eventi, e a volte la pubblicazione in Italia, di autori importantissimi come lo sloveno Tomaž Šalamun, uno dei poeti in maggiore ascesa nel panorama poetico mondiale; originalissimo ed unico, ormai famosissimo a livello internazionale, pubblicato in tutto il mondo, ci onora della sua amicizia (ha preso parte a diversi nostri eventi) che ci ha consentito di pubblicare una sua bellissima raccolta dal titolo “Il ragazzo e il cervo”.

Ante Zemljar, poeta, scrittore, mosaicista, comandante partigiano e protagonista della costruzione del sogno jugoslavo, poi, dopo la rottura tra Unione Sovietica e Yugoslavia insieme a tanti, prigioniero nel campi di rieducazione di Tito nell’isola di Goli Otok. Da quella esperienza e da quegli orrori Ante ha riportato la terribile, struggente, bellissima raccolta poetica intitolata “L’inferno della speranza”. Ante θ ormai da considerarsi un autore classico oltre che un vero combattente per la libertΰ e la democrazia. Purtroppo anche il comand/Ante (cosμ lo chiamavamo) ci ha lasciato lo scorso anno.

Per rimanere in ambito ex-Yugoslavia, pochi mesi fa abbiamo pubblicato una raccolta di Josip Osti dal titolo “L’albero che cammina”, un libro, come ha scritto il poeta Giacomo Trinci, “di commovente bellezza”. Osti, anche lui bosniaco di Sarajevo, ma residente in Slovenia, θ giΰ molto conosciuto dal pubblico italiano avendo pubblicato diversi libri. Posso perς dire che questa raccolta, tradotta magistralmente dalla poetessa-traduttrice Jolka Milič, θ veramente un viaggio meraviglioso nella poesia di Josip e probabilmente il suo libro piω bello.

In Josip si esalta una poesia del quotidiano, del personale, una poesia d’amore continuo verso tutto ciς che ci circonda, e anche una poesia piena di nostalgia per un mondo in frantumi (ma come potrebbe essere diversamente). Una poesia del quotidiano in cui perς la storia si affaccia spesso con tutta la sua terribile invadenza. Il libro segue un itinerario personale e linguistico di Josip che lo porta dalla lingua madre, il serbo-croato, alla lingua di adozione, lo sloveno, dalla invadenza della tragedia balcanica, alla soavitΰ dei versi d’amore, alla luce forse di una riacquistata serenitΰ. E sono straordinari entrambi i registri. Una poesia che descrive il quotidiano precario e i gesti giornalieri e a volte rituali per necessitΰ psicologica nella Sarajevo di guerra, ad esempio nella splendida “Mia madre che lucidava di continuo le posate”, la quotidianitΰ, mentre intorno il mondo intorno impazzisce, e attraverso questa quotidianitΰ la speranza di un futuro migliore. E poi poesie malinconiche sulla perdita di identitΰ, lingua, valori. E ancora poesie che esaltano le complicitΰ amorose, i corpi nudi, la sensualitΰ tenera, in un gioco continuo di specchi, sguardi.

A questi autori seguiranno, sempre in ambito slavo, Marko Vesović (montenegrino, ma ormai sarajevese a tutti gli effetti, straordinario poeta, scrittore giornalista, in Italia θ giΰ uscito il suo “Scusate se vi parlo di Sarajevo”), Sinan Gudžević (serbo di nascita ma vero cittadino del mondo e pietra angolare della nostra Casa della poesia), e tanti altri.

Passiamo alla poesia dell’America latina, mi piacerebbe soffermarmi su un autore forse poco conosciuto in Italia, Jorge Enrique Adoum che θ considerato il piω degno erede di Pablo Neruda.

L’America latina θ un’altra area del mondo che ci appassiona e che guardiamo, studiamo e incontriamo con grande interesse. Sono molti gli autori latinoamericani che ci onorano della loro amicizia e che partecipano alle nostre attivitΰ.

Tra questi un poeta, scrittore, intellettuale di primissima grandezza, l’ecuadoriano Jorge Enrique Adoum, che ha pubblicato con noi una raccolta bellissima dal titolo “L’amore disinterrato ed altre poesie”. Un libro veramente straordinario. Adoum θ stato segretario personale di Neruda per diversi anni e ha attraversato le vicende dell’America Latina sempre da protagonista. Un autore non ancora conosciuto in Italia, dove ha avuto successo un altro genere di letteratura latinoamericana, quasi esclusivamente la narrativa legata al cosidetto “realmeraviglioso”, oppure molto “leggera e popolare” anche se ben costruita. Adoum, nato come poeta θ poi passato alla narrativa, alla saggistica, al teatro. Poi qualche anno fa θ ritornato prepotentemente alla poesia con uno straordinario poemetto dal titolo appunto “El amor desenterrado” ispirato a un fatto di cronaca: il ritrovamento in Ecuador di un cimitero paleo indio risalente all’8000 a.C. circa e la scoperta dei cosiddetti «amanti di Sumpa»: due scheletri avvinghiati in un abbraccio. Raffaella Marzano partendo proprio da quest’opera ha organizzato una sequenza entusiasmante di poemetti e poesie che vanno dagli anni ‘50 ad oggi. A febbraio dello scorso anno Adoum θ stato ospite della Casa della poesia insieme ad Ernesto Cardenal, altro grande poeta ispanoamericano, e, oltre ad una magnifica lettura delle sue poesie, ha tenuto un seminario bellissimo su Neruda di cui lo scorso anno ricorreva il centenario della nascita.

Che tipo di rapporto ti lega a questi autori “mondiali”?

C’θ un verso di Sarajlić che θ un po’ diventato l’emblema del nostro lavoro e della Casa della poesia: “anche i versi sono contenti quando la gente si incontra”.

Devo quindi tornare a quel concetto di “grande famiglia” internazionale. Θ questo il legame che ci lega ai nostri autori. Siamo ricercatori, editori, operatori culturali, curatori di manifestazioni, che costruiscono rapporti e relazioni interpersonali come base fondamentale del proprio lavoro. Non c’θ nessun approccio mercantile, anche se con il mercato poi dobbiamo fare i conti, siamo i primi lettori e i primi spettatori delle cose che produciamo. Questo “atteggiamento culturale”, l’ammirazione e il grande rispetto che abbiamo per i poeti, ci ha consentito di costruire una vasta rete internazionale di rapporti, relazioni, scambi, basati sull’amicizia e l’affetto, ma anche sulla fiducia, sul rispetto, sul sentirsi parte, tutti insieme di un grande progetto internazionale per la diffusione della poesia, della letteratura, della cultura che privilegia l’impegno, la testimonianza, la partecipazione.

Perchι la poesia “politica” ha cosμ poco seguito in Italia?

La poesia che tu chiami “politica” sembra non avere una grande tradizione in Italia (tranne alcune grandi e piccole figure “anomale”, alcuni “banditi” della poesia italiana), ma credo che anche qui si tratta di un problema di lettura, interpretazione, contesto, angolazione. Ho l’impressione che non sia tanto una mancanza di contenuti, approcci, impegni e partecipazioni personali, quanto una mancanza di un contesto sociale e culturale che favorisca o evidenzi tutto ciς. Negli ultimi anni c’θ senza dubbio una riscoperta “pubblica” della poesia (e il successo della nostra organizzazione ne θ una prova) e questo misurarsi dei poeti con un pubblico piω ampio di quello specialistico e spesso autoreferenziale sta provocando un interessante ampliarsi degli orizzonti anche della poesia italiana. Questo nuovo approccio costringe in qualche modo ad affrontare e proporre temi piω ampi, nuovi approcci con l’oralitΰ, interessanti possibilitΰ di contaminazioni.

La possibile utilizzazione di media diversi da quelli tradizionali delle case editrici per far circolare le proprie idee incoraggia e libera la creativitΰ e favorisce possibilitΰ; inoltra obbliga anche chi osserva da studioso il panorama poetico a modificare il proprio approccio e i propri angoli di osservazione.

Penso all’uso del web, i readings pubblici, i cd e cd-rom autoprodotti, la stampa digitale, ecc. ecc. Penso al fenomeno che θ stato il sito “poetry against war” negli Stati Uniti, penso ai tantissimi readings contro la guerra in tutto il mondo, in Italia e anche da noi a Casa della poesia.

Ho poi sempre creduto, forse con un po’ di presunzione, che il nostro lavoro potesse sprovincializzare ed aprire spazi d’accesso ad un circuito internazionale piω ampio e che anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie, potesse dare frutti interessanti e un contributo anche alla poesia italiana contemporanea.

Per concludere, ci vuoi dare qualche anticipazione sul grande poeta che amiamo entrambi Jack Hirschman?

Jack Hirschman θ, insieme a Sarajlić, un autore simbolo del nostro progetto di Casa della poesia, della nostra Casa editrice e delle nostre manifestazioni.

Proprio in questo momento stiamo promuovendo, con grande successo, due suoi nuovi, bellissimi libri, “12 Arcani” e “Volevo che voi lo sapeste”, entrambi tradotti da Raffaella Marzano. Si tratta di un vero e proprio viaggio nella poesia del grande poeta americano.

Il primo volume raccoglie 12 nuovi Arcani di Jack. Sono opere che vanno dal 1998 al 2004, attraversando secondo un ordine cronologico la storia terribile di questi ultimi anni (dal Kossovo all’Iraq, passando attraverso l’incancellabile, ineludibile, ferita dell’11 settembre) e le vicende personali e politiche dell’autore.

Gli Arcani rappresentano, nella vasta produzione poetica di Jack Hirschman, la punta piω avanzata della sua ricerca, lunghi componimenti nei quali la scrittura si esalta e si libera, nei quali confluiscono le sue conoscenze, le sue sensibilitΰ, le sue ossessioni e i suoi amori, fondendo l’impegno politico con i temi sociali; gli Arcani miscelano sapientemente la vita di strada con la storia, gli incontri reali o immaginari con la solennitΰ del sacro, l’eros sempre presente nei suoi versi con l’ossessione dell’olocausto e degli orrori del nazismo vecchio e nuovo. La scrittura degli Arcani θ presente nella produzione letteraria di Hirschman da circa 30 anni. In questo momento l’insieme di queste sue opere raggiunge quota 120 (se non ne ha scritto qualcuno questa notte).

Il secondo volume “Volevo che voi lo sapeste” propone una selezione da piω di 50 anni di scrittura, dalle influenze giovanili e le letture dei primi anni, con la tendenza a una scrittura creativa e sperimentale (Crane, Joyce, Whitman), all’emergere negli anni seguenti di temi e strumenti letterari, culturali e politici in fase di sedimentazione (surrealismo, cabala, cultura yiddish newyorkese, Mayakovsky, Artaud, Ginsberg, il jazz, la generazione beat). Folgorante per il poeta l’incontro con il marxismo, l’impegno politico e la conseguente la capacitΰ di commuoversi e di partecipare alle povertΰ e ai disagi dei piω deboli nelle periferie degradate dell’impero o in qualsiasi altra parte del mondo. Nel libro i testi piω apertamente politici, si alternano a poesie d’amore (per le donne della sua vita, per la madre, per gli amici piω cari), conservando un’inaspettata e originale unitΰ, quella capacitΰ assolutamente unica di miscelare privato e politico. Avvicinandoci ai nostri giorni la scrittura di Hirschman θ sempre piω libera, piω creativa e i temi contemporanei a lui piω cari si evidenziano, si espandono, esplodono in invenzioni limpidissime.

Sottovoce ci dici quali “colpi” editoriali porterai a termine nei prossimi mesi

Sono tanti i progetti a cui stiamo lavorando in questo momento. Ne cito solo qualcuno: gli “Epigrammi romani” di Sinan Gudžević di cui parlavo prima, richiesti a “furor di popolo” nei nostri readings; una raccolta di poesie di una straordinaria scrittrice libanese di nascita, ma ormai franco/statunitense, Etel Adnan; un progetto di pubblicazione di un poeta leggendario del Salvador, Roque Dalton; uno di un simbolo della sinistra americana, del femminismo e dei movimenti contro la guerra, perseguitata in patria, Meridel Le Sueur; ecc. ecc.

Vorrei perς alla fine della nostra chiacchierata invitare i tuoi lettori a visitare il sito, ancora in formazione www.casadellapoesia.org nel quale oltre che leggere poesie, anche degli autori citati in questa intervista, potranno ascoltare anche le voci di molti degli autori che ci onorano della loro amicizia partecipando ai progetti di Casa della poesia.

Ivano Malcotti

Associazione Culturale Fonopoli Via Monza, 10 - 00182 Roma Tel 06 42013154 Fax 06 42013154 P.IVA 04445341003

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